Palladio: appunti sulla matematica della bellezza

Andrea Palladio non ha bisogno di presentazioni. Si può dire sia uno degli architetti più famosi al mondo, anche se nel 1500, anno della sua nascita, forse nessuno lo avrebbe detto.
Il primo ad accorgersi delle sue doti d’artista è Gian Giorgio Trissino, un poeta dell’epoca, che lo tiene sotto la sua protezione e lo segue negli studi. È proprio lui ad attribuire al ragazzo il soprannome di Palladio, che deriva da Pallade Atena, la dea della sapienza. La vicinanza di Trissino permette a Palladio di diventare un uomo di scienza e cultura ma la svolta avviene a Roma, dove l’architetto veneto si reca per studiare gli antichi monumenti del lontano Impero, insieme all’opera di Vitruvio, che si rende determinante per la formazione di Palladio.

 

Il risultato dello studio di questa commistione di stili e conoscenze è una delle opere più significative per Palladio: I quattro libri dell’architettura, pubblicati nel 1570. Chissà se già al tempo, Palladio si accorse che stava scrivendo un vero e proprio canone di lavoro a cui si sarebbero ispirati architetti e urbanisti di tutto il mondo. Di certo la capacità di comunicare il suo sapere gli diede la possibilità di farsi notare, infatti, nello stesso anno diventa l’architetto ufficiale della Serenissima.

Proprio nel suo territorio di origine Palladio diede il meglio di sé. Mentre la Repubblica di Venezia investe sui terreni dell’entroterra, Palladio si occupa della creazione di ben 28 ville di campagna, conosciute come Ville Palladiane e ad esse si associano altre quattromila ville costruite in questo stile nei paesaggi più suggestivi del Veneto.
Molte di queste, nel corso della storia,sono diventate patrimonio UNESCO e sono ammirate in tutto il mondo. A renderle speciali sono l’equilibrio e l’eleganza delle proporzioni, la gradevole imponenza e l’attenta simmetria, la sintonia delle forme e la cura dei dettagli ornamentali, dei colori esterni e dei cicli di affreschi che impreziosiscono gli interni delle ville nobiliari.

Ciò che ha permesso a Palladio di esportare il suo stile fuori dal suo territorio di origine è stata la diffusione dei suoi progetti e disegni, che sono arrivati fino all’Inghilterra, dove hanno cambiato completamente il modo di intendere l’architettura. Le sue opere e i libri scritti nel 1570, dove illustrava le architetture con linee semplici e chiare, hanno dimostrato come lo stile classico fosse replicabile in ogni contesto.
Ecco perché opere neopalladiane si possono trovare in Scozia, Russia, Australia, India e Stati Uniti, dove l’edificio più noto è nient’altro che la Casa Bianca.

Quello che rende l’architettura di Palladio così replicabile è l’applicazione della matematica all’estetica.
Rappresenta bene questo concetto la Villa La Rotonda, le cui proporzioni creano un edificio senza tempo, che dialoga con lo spazio esterno creando un equilibrio impeccabile. L’architettura di Palladio si fonda sull’equilibrio della struttura e della composizione, calcolato attraverso precisi calcoli matematici che si traducono nelle strutture realizzate che incantano ancora oggi.

La matematica come fondamento delle proporzioni e dell’armonia la si trova in Palladio come in Le Corbusier: è interessante l’analisi di due edifici che pur mutando nella forma in adesione al proprio tempo, corrispondono in volume ed equilibrio, raggiunto attraverso un sistema strutturale e compositivo basati su relazioni matematiche: nel confronto, Villa Malcontenta di Palladio e Villa Stein a Garches di Le Corbusier hanno la stessa composizione spaziale basata su precisi principi geometrici.